Irene Fenara: L’artista che trasforma la sorveglianza in poesia visiva
Irene Fenara, artista italiana nata a Bologna nel 1990, è una delle figure più originali e innovative nel panorama della fotografia contemporanea. La sua ricerca artistica ruota attorno all’atto del guardare, esplorando come le macchine – in particolare le telecamere di sorveglianza – osservino e interpretino il mondo. Con un approccio poetico e concettuale, Fenara trasforma strumenti di controllo in mezzi per indagare il rapporto tra visibilità e invisibilità, natura e tecnologia. La sua mostra "Le buone ombre", attualmente in corso al MACTE (Museo di Arte Contemporanea di Termoli) fino al 25 gennaio 2025, offre un’opportunità unica di immergersi nel suo universo artistico.
La Mostra "Le buone ombre": Un viaggio tra luce e ombra
La personale di Irene Fenara al MACTE, intitolata "Le buone ombre", rappresenta il culmine della sua ricerca. Inaugurata il 18 ottobre 2024, la mostra include un’imponente installazione video su ledwall, affiancata da stampe fotografiche inedite e opere della serie Autoritratti. Quest’ultima è particolarmente significativa: Fenara si inserisce nelle registrazioni delle telecamere di sorveglianza, salvando le immagini prima che vengano cancellate dal continuo flusso di dati. Questo gesto, simile a un selfie, diventa un atto di resistenza e riappropriazione, capovolgendo il rapporto tra osservatore e osservato.
Le immagini selezionate provengono da luoghi geografici non identificati, spesso periferici o rurali, dove la natura interferisce con la visibilità delle telecamere. Rami, alberi e ombre creano composizioni astratte che l’artista rielabora in opere d’arte. Il risultato è una riflessione poetica sui confini tra visibile e invisibile, controllo e libertà, tecnologia e natura.
La tecnica: Le telecamere di sorveglianza come strumento artistico
Ciò che rende unico il lavoro di Irene Fenara è il modo in cui utilizza le telecamere di sorveglianza, strumenti tipicamente legati al controllo e alla sicurezza, trasformandole in dispositivi per esplorare luce, ombre e forme. Le immagini prodotte da queste telecamere sono spesso caratterizzate da imperfezioni, come ostacoli davanti all’obiettivo o alterazioni cromatiche. Invece di eliminarle, Fenara le rende parte integrante della sua opera, donando loro un’aura misteriosa e suggestiva.
La sua serie Self Portrait from Surveillance Camera incarna perfettamente questo approccio. Posizionandosi davanti a telecamere di sorveglianza, l’artista salva le immagini che la ritraggono prima che vengano eliminate. Questo gesto non solo ribalta la relazione di potere tra chi osserva e chi è osservato, ma solleva anche interrogativi sull’identità e la rappresentazione nell’era digitale.
Temi e messaggi: Tra controllo e libertà
Il lavoro di Fenara si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo delle immagini nell’era della sorveglianza. Le telecamere, progettate per monitorare e controllare, nelle sue mani diventano strumenti per scoprire la bellezza e la poesia della quotidianità. Attraverso le sue opere, l’artista invita il pubblico a interrogarsi sulla natura delle immagini che ci circondano e sul loro potere di modellare la nostra percezione della realtà.
Un altro tema centrale è il rapporto tra uomo e tecnologia. Fenara analizza il modo in cui le macchine “vedono” il mondo, spesso in maniera diversa dall’occhio umano. Le sue opere ci ricordano che la tecnologia non è neutrale, ma carica di implicazioni etiche e culturali che meritano di essere approfondite.
L’eredità di Irene Fenara
Irene Fenara ha già lasciato un’impronta significativa nell’arte contemporanea. Le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni come la Fondazione Prada, il MAXXI di Roma e il MAMbo di Bologna, e hanno partecipato a eventi di rilievo internazionale come il Premio Termoli, dove ha vinto il Premio mostra nel 2023.
La sua ricerca continua a evolvere, esplorando le nuove frontiere tra arte e tecnologia. Con "Le buone ombre", Fenara conferma il suo ruolo di artista visionaria, capace di trasformare strumenti di controllo in un mezzo per indagare la bellezza e la complessità del presente.
Per chi desidera scoprire di più sul suo lavoro, la mostra al MACTE è un’esperienza imperdibile. Un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, scoprendo la poesia nascosta nelle ombre e riflettendo sul potente impatto delle immagini nella nostra società.
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